Interessante analisi di Gigi Gerbino sull'evoluzione del prezzo del petrolio. Il trader interpreta il trend attuale, cercando di capire le cause e ipotizzando scenari futuri.
Conosco Gerbino e ho seguito un suo corso di trading qualche anno fa: periodicamente pubblica sul suo BorsaProf.it dei report gratuiti. Nell'ultimo parla appunto del petrolio, riconoscendo un movimento dei prezzi simile a quello del Nasdaq del 2000, ovvero della bolla speculativa della new economy:
[dal sito] Essendo in presenza di un rialzo strutturale, dovuto a insufficiente offerta e sovrabbondante domanda, è difficile ipotizzare la fine del trend rialzista di lungo periodo, almeno per qualche anno e fino a quando non si avrà la diffusione di massa di fonti veramente alternative.
Tuttavia non possiamo ignorare, guardando al movimento di breve, che i caratteri di impulsività evidenziati dal grafico, sono tipici segni di euforia sganciata dalla realtà, che si vedono quando il trend ha raggiunto le sue fasi finali e necessita di una forte correzione. In altre parole, sul petrolio si è creata una bolla che assomiglia sinistramente a quella che nel 1999 si gonfiò attorno alla new economy. Se proviamo a sovrapporre il grafico degli ultimi 18 mesi del future sul petrolio con quello dei 18 mesi precedenti la fine della bolla new economy sul Nasdaq del marzo 2000, troviamo analogie impressionanti. Si veda l’immagine allegata.
Allora sappiamo com’è finita: con un calo del 78% dell’indice Nasdaq in poco più di due anni. Questa volta non mi azzardo a prevedere un crollo dell’80% delle quotazioni, però un ritorno in area 100, dove tra qualche settimana transiterà la trend line di medio periodo, potrebbe essere nell’ordine delle cose, se non arriveranno elementi di “disturbo”, come potrebbero essere sviluppi bellici sul fronte iraniano, e se le autorità americane decideranno di spuntare le unghie della speculazione attaverso un aumento dei margini [...]